Restrizioni UE: nuovi dispositivi e liquidi
Chi si informa un po’ sulla TPD2 capisce subito una cosa: chiunque abbia scritto quel testo per Bruxelles, di svapo non ne sapeva granché. Alcuni punti possono anche avere senso, ma molte altre cose sono semplicemente assurde. La questione riguarda la Svizzera nella misura in cui qualcuno, ora, potrebbe evitare di ordinare dall’UE i suoi 150 ml di liquido con nicotina importabili per spedizione postale; e, al contrario, chi vive vicino al confine potrebbe venire a dare un’occhiata ai nuovi dispositivi in 
Per prima cosa bisogna sapere che la TPD2 usa sempre e solo il termine sigaretta elettronica. La parola svapo non compare.
Liquidi
I rivenditori possono vendere liquidi con nicotina solo in flaconi da massimo 10 ml. Sui liquidi contenenti nicotina devono comparire le relative avvertenze. Inoltre, ai liquidi vanno allegati foglietti illustrativi dettagliati e i nuovi liquidi possono essere immessi in commercio solo dopo analisi tossicologiche.
Il conto di tutto questo teatrino lo paga naturalmente il consumatore. E aspetta che sui liquidi arrivi anche l’accisa sul tabacco, perché ovviamente arriverà: ci si potrebbe già scommettere. In poche parole, i rivenditori saranno costretti ad alzare parecchio i prezzi degli e-liquid.
Box mod e altri dispositivi
Il nuovo hardware da svapo deve essere notificato sei mesi prima dell’immissione sul mercato. Stando a quanto dichiarano i rivenditori nei forum europei di svapatori, non si tratta affatto di verifiche tecniche che poi qualcuno eseguirebbe davvero. Semplicemente devono passare sei mesi prima che si possano portare sul mercato europeo nuovi dispositivi provenienti dalla Cina.
In teoria, naturalmente, gli svapatori potrebbero rifornirsi direttamente dalla Cina; tuttavia ogni svapatore corre il rischio che la dogana controlli la merce. Ed ecco il punto: se il dispositivo arriva per posta e non corrisponde all’elenco dei dispositivi già notificati, la dogana può sequestrarlo.
Per questo, già nell’articolo “Diffide agli YouTuber”, abbiamo segnalato che i rivenditori tedeschi non potrebbero procedere con diffide, o quantomeno non andrebbero molto lontano. Lo YouTuber potrebbe infatti aver ricevuto in regalo un nuovo dispositivo da un amico cinese in visita in Germania, oppure potrebbe essere stato in Thailandia o in Russia e averlo comprato lì: con la presentazione del dispositivo, infatti, non fa concorrenza ai rivenditori. Il possesso anche dei dispositivi più recenti resta comunque legale nell’UE! La legge regola quindi solo la vendita, e lo fa chiaramente a svantaggio dei piccoli rivenditori indipendenti, ma non il possesso.
Per chi ci legge dai Paesi UE, linkiamo volentieri un articolo di un blogger tedesco sul tema: Devo fare scorta e, se sì, di cosa! Non abbiamo nulla a che fare con i contenuti!
Va comunque precisato: la legge regolamenta pesantemente la vendita, ma non ha nulla a che vedere con il possesso, e chi ha più di 18 anni può svapare!
Detto questo, per i rivenditori la situazione non è piacevole e porterà soprattutto a una maggiore concentrazione del mercato. Perché, in realtà, i produttori cinesi dovrebbero semplicemente notificare i dispositivi sei mesi prima della vendita in Europa. Solo che spesso non hanno capito davvero il sistema e quindi non sanno che cosa venga richiesto loro. Naturalmente, però, i grossisti possono farsi carico di questa autorizzazione al posto dei produttori e, visto che tutti sanno quanto gli svapatori si buttino volentieri sulle novità, il resto lo si può immaginare.
I produttori cinesi non avranno nemmeno molta voglia di notificare i nuovi dispositivi prima del lancio sul mercato, semplicemente perché la concorrenza non dorme. Chi trova per primo una nuova soluzione per ottenere vapore e resa aromatica ottimali vuole anche essere il primo a uscire con quella novità, senza troppe anticipazioni!
I piccoli rivenditori indipendenti potrebbero avere vita più difficile in futuro. Dovranno inevitabilmente unirsi per ridurre i costi di autorizzazione dei nuovi liquidi. I rivenditori che miscelano in proprio, quindi, hanno un problema. Oppure si riforniscono da rivenditori più grandi che si occupano di tutto al posto loro. In un modo o nell’altro, la libera economia di mercato è un’altra cosa, e l’UE sta facendo il gioco delle persone sbagliate.

